Gaetano Di Giorgio

SISTEMA BIODINAMICO

INTRODUZIONE

La popolazione terrestre ha superato le 7*10^9 unità, a fronte di 1,8*10^9 ettari di terreno coltivabile; il che vuol dire che ogni persona al mondo ha a disposizione circa 2500 mq di terreno per i suoi bisogni primari; cui bisogna aggiungere naturalmente le necessità del regno animale terrestre [link].
Ciò che una mente scientifica e speculativa può dedurre da questo dato è inquietudine e necessità di prevenzione riguardo alle implicazioni che una gestione futura poco accorta del Sistema Terra comporterebbe.
Visti i dati estremi confrontabili, la situazione globale suggerisce allarme; il dato appena evidenziato rappresenta solo la punta dell’iceberg di una serie di problematiche connesse alle attività di una umanità numerosa e potente, nonché egoista e disorganica [link].
D’altro canto, la stessa umanità rappresenta sconfinata risorsa, specie se si confrontano teorie scientifiche che evidenziano la natura di interfaccia tra coscienza ed ambiente rappresentata dalla persona. Purtroppo, un’ottica eccessivamente materialista e poco accorta verso altre facoltà malcelate dell’individuo, la rinuncia al misticismo ed alla sua ala protettiva, portano proprio ad una crisi della stessa qualità della materia, con evidenze a largo spettro [link].
L’incremento demografico esponenziale e, di contro, la perdita proporzionale dei terreni agrari è divenuta una combinazione insostenibile; l’espansione immotivata dell’arcaico modello metropolitano non appare coerente perché implica la distruzione dell’humus; come si legge nell’articolo del primo link in alto: “cementificati 5 milioni di ettari negli ultimi 40 anni”! E la cosa che più allarma è la semi-indifferenza al problema.
Altro dato da prendersi seriamente in considerazione è il fenomeno del “land grabbing” e cioè dell’acquisizione da parte di grandi multinazionali di grandi appezzamenti di suolo agricolo, specie in seno e ai danni di paesi in via di sviluppo, terreno utilizzato dalle stesse corporazioni finanziarie per produzioni agricole monocolturali OGM a “rendita esasperata”, con gravi costi ambientali attuali e futuri, prevedibili nella loro pesantezza sia dal buon senso che dalla matematica del tempo.

Il pensiero che l’attuale sistema di sviluppo improprio che ha il suo volano nella metropoli e nel suo caos deterministico, endogeno ed esogeno, possa ancora essere implementato nel futuro della Terra, appare follia pura.
Le avvisaglie delle conseguenze, gravi, di un collasso del sistema, sono già presenti nel database della storia metropolitana.
Nel ’29, la Grande Depressione creò una fenomenologia tale che, ad usare il buon senso e facendone tesoro, sarebbe possibile correre in tempo ai ripari.
Un esempio:
In Cile, in quel periodo, l’economia era basata sulle forniture di rame agli USA; le miniere di rame cilene rappresentavano il punto di forza dell’economia statale; il crollo delle commissioni USA fu un disastro per il paese sudamericano; chi viveva nei villaggi aveva più chance di sostentamento, ma riguardo alle città: testimoni oculari raccontano che al mattino, dalla finestra, si vedevano giungere serie di camion municipali per le strade, gli stessi venivano riempiti con persone all’apparenza addormentate lungo i marciapiedi; in realtà erano morte di fame.
Non bisogna dimenticare inoltre che in quel periodo la popolazione terrestre era un quarto di quella attuale; oggi, la stessa crisi estrema rappresenterebbe l’apocalisse [link].
In pratica, la popolazione di una metropoli tipo è paragonabile ad un lattante affidato ad una nutrice. Se la nutrice muore, la stessa fine tocca alla creatura. Le attività metropolitane non mettono in conto l’autoproduzione agricola. Un blocco dei rifornimenti, causato da svariati quanto estremamente probabili motivi; ed è la fine.
L’espansione metropolitana è un abominio generato dalle rivoluzioni industriali; oggi, con la rete informatica ed i robot è assolutamente immotivata; il 90% di attività e servizi può essere delocalizzata. La città va liberata dallo strato di cemento che ne comprime il respiro; all’umanità va restituito l’intero pianeta, non l’angoscia delle metropoli.
Ritengo sia fondamentale, per esorcizzare lo spettro del collasso del sistema economico-ambientale, il processo di dismissione delle corone metropolitane (corona ricorda meglio la metastasi), la rigenerazione dei suoli agrari di prossimità e un ritorno al Primario da parte delle famiglie.
Un ritorno solare, biologico, interattivo, tecnologico; ma anche una rivisitazione dell’etica del fare e del pensare; una metamorfosi del vivere, non più da universi isolati e competitivi ma da molecole aggregate. Sarebbe così auspicabile la genesi di emergenze imprevedibili ma concepibili dal punto di vista di una astrazione produttrice di bellezza;
è facile immaginare l’umanità come un organismo, le cui cellule, potenzialmente coerenti, potrebbero, così come le cellule dell’occhio che permettono la vista, contemplare risultati non raggiungibili singolarmente da ognuna di esse - Scienza non riduzionista insegna.
Con l’evoluzione dell’informazione i popoli divengono sempre più una grande famiglia; gli squilibri ancora presenti qua e là sul pianeta, sono ferite per l’umanità intera. Il fenomeno della sovrappopolazione è da correggere perché generato da violenza ed ottusità, specie ai danni delle donne; in India, bambine undicenni vengono strappate alla scuola e maritate a vecchi o a chi conviene ai parenti; l’equilibrio demografico passa dall’istruzione e dall’indipendenza femminile – Emilio Del Giudice, fisico teorico purtroppo recentemente scomparso, usava la similitudine del tumore; lo stesso, diceva, si sviluppa per mancanza di informazione da parte delle cellule; al buio della conoscenza non c’è di meglio da fare che moltiplicarsi….
Quanto segue in questo scritto, nei capitoli che descriveranno la possibile configurazione ambientale da implementare sul pianeta, si farà riferimento al modello Light city, che tratta il riequilibrio territoriale da realizzarsi attraverso la riconversione della metropoli in città, con la conseguente rigenerazione dei suoli cementificati in agricoli e la migrazione a corto raggio delle famiglie in villaggi satellite, fuori dalle aree metropolitane; gli stessi villaggi saranno imperniati su fattorie autosufficienti connesse da reti energetiche impostate sul modello delle reti neurali, che rappresentano una soglia di eccellenza universale. le fattorie, il cui insieme costituisce i greens (villaggi) si immaginano con tipologia edilizia a palificata, su gomma o montate su alberi ad alto fusto; lo stoccaggio di Idrogeno o la diffusione della tecnologia della fusione fredda integrerebbero la produzione fotovoltaica puntuale, diffusa in rete in simbiosi planetaria [link]. Si lascia la strada aperta ad energie possibili e rivoluzionarie di cui c’è sentore ma non prove esaustive.
Le costruzioni saranno realizzate in modo da non distruggere più il cappellaccio vegetale: manto magico che da vita alla Terra; rappresenteranno il successo dell’interazione uomo-ambiente e non più la loro competizione; il passo parallelo da compiersi sarà la bonifica dei terreni cementificati ed abbandonati dalla popolazione metropolitana. Questo processo di profonda trasformazione socio-strutturale sarà impresa tutt’altro che semplice ma necessaria all’ecosistema, a cui non possiamo, per ora, rinunciare; è implicito che le aree metropolitane, una volta bonificate dal cemento in eccesso, potranno ospitare esse stesse configurazioni urbanistiche della stessa tipologia dei villaggi satellite.

Light city (reti neurali):

 

CAPITOLO 1

“Sulla porta del laboratorio Light City della scuola”

Il visitatore del modello può leggere questo scritto:

“Già da parecchi anni la Scuola Cesareo promuove una didattica atta a sviluppare un sistema territoriale e socio-economico alternativo a quello improprio che stiamo attualmente soffrendo.
Gli scenari che potrete osservare nel laboratorio attiguo rappresentano una proiezione virtuale ma auspicabile di un modello di sostenibilità globale, informato, espresso con originalità dagli studenti delle terze classi di questa scuola media e coerente agli orientamenti delle università europee più prestigiose.
I ragazzi hanno ottimizzato attraverso la loro sensibilità, virtù e fantasia, le linee guida di uno scenario del futuro prossimo rinnovato nel rapporto amorevole tra i mille volti della realtà che ci circonda e compenetra.
L’obiettivo che ci si prefigge è la riqualificazione ambientale del territorio e la sua interazione con le famiglie: le stesse torneranno a viverlo, non più nelle anacronistiche corone metropolitane ma in modo diffuso, nelle aree agricole, oggi ignorate da attività umane adattate alla metropoli e spesso non dignitose per la persona. Il rilancio di una edilizia fondata su una bioarchitettura radicale è automatico.
Attraverso auspicabili fattorie sinergiche, autosufficienti energeticamente, le società del futuro si autogestiranno autonomamente col ritorno all’agricoltura ed all’allevamento.
La maggior parte delle attività intellettuali avverrà con interazione energetica e non più attraverso il trasferimento di materia; non più angoscia per il posto di lavoro, per i capricci della finanza, per la politica insana, per la qualità e il prezzo del cibo, per i rifiuti, che con l’avvento nanocellulose diverranno biodegradabili. Le famiglie selezioneranno, coltiveranno e alleveranno direttamente specie naturali, annichilendo progressivamente clonazioni ed OGM.
Potrete considerare nella sala attigua la simbolica riqualificazione agraria dell’area metropolitana della Conca d’Oro – Palermo, oggi pesantemente cementificata.
I ragazzi hanno previsto entro il 2050 la progressiva demolizione degli edifici rottamabili, la bonifica agraria dei suoli recuperati ed il trasferimento della popolazione residente nei villaggi satellite, all’interno del triangolo territoriale Ciminna – Villafrati Vicari” [link].

 

CAPITOLO 2

“Razzo con trazione a spinta”
(La nuova strategia del baratto in rete per una economia sostenibile)

È una similitudine condita di ironia; il titolo vuol essere l’immagine della “coerenza” tra il nostro modus vivendi paradossale e ciò che invece la tecnologia attuale ci permetterebbe di regalare all’ambiente nonchè a noi stessi.
Alcuni esempi:
[link]
[link]
[link]

La scienza riduzionista, finora, è sembrata indifferente all’intelligenza ambientale; è rannicchiata e gestita dalla venalità.
La Terra appare ancora sana; dov’è però il punto di non ritorno?
La stessa Terra è sempre più compromessa dalla sterilizzazione, per svariate cause, naturali ed artificiali, interagenti.
Il dominio sconfinato dei grandi potentati finanziari droga i popoli, soggiogandoli in schiavitù mascherate da ingannevoli e insani godimenti sociali.
Tuttavia, come altre volte nella storia è avvenuto, la tecnologia che accompagna un sistema oppressivo, può mutarsi in speranza di rinascita.
Il cavallo di Troia della rete è oggi una strategia dinamica e pulsante; sublima in se l’intelligenza scientifica ed emergente, prima descritta come ricerca assurdamente retorica e settoriale.
In modo paradossale rispetto alle architetture gestite dei grandi interessi economici, oggi l’informazione globale è contemplabile nella sua pienezza; diffusa nella mangiatoia del WEB a disposizione di massaie e studenti, di artigiani e musicisti, di attori ed insegnanti. L’interattività, il tempo reale, la lettura oggettiva degli avvenimenti e la minore sudditanza dal filtraggio giornalistico, danno a chiare lettere il senso alla possibilità di una genesi sociale mai sperimentata prima.
Assistiamo al già dilagante fenomeno reattivo di grandi masse di internauti informati, colti come mai, divenuti potenti di una conoscenza talmente variegata ed efficace, al punto da ostacolare o addirittura smascherare strumentalizzazioni ed inganni provenienti da caste corrotte ed immorali che da troppo tempo, profittando delle tenebre della consapevolezza, tormentano e disorientano i popoli.
Certo, le stesse caste sono reattive ed acute; cercano di adattarsi alla nuova minaccia rappresentata dalla diffusione di Internet per neutralizzarne l’efficacia sociale; la lotta continua e ne è plateale il dualismo dei contendenti: consapevolezza versus inganno.
Continuare ad ignorare le imperiose opportunità di risveglio che la rete ci offre, solo perché l’abitudine consente una pigrizia piacevolmente distesa sulla consuetudine, è masochista e sacrilego. Tuttavia moltissimi tendono a banalizzare e rendere sterile la promessa di rigenerazione del WEB, usandolo con superficialità, per sollazzo o da praticoni.
Auspicando invece sana buona volontà nel cogliere le opportunità offerte dall’informatica, confidando nelle persone armate di sacro entusiasmo, disposte ad approfondire e ricercare, mi accingo ora a suggerire la genesi del mosaico di una nuova presenza, considerando, per iniziare: il sistema del baratto informatico, in sostituzione allo scambio monotematico tra beni e soldi, che tanto disagio da al mondo.
La premessa necessaria, per rendere efficace quanto indico, è uno scenario del futuro prossimo, per ora solo virtuale, con Light City in fase di discreta operatività e cioè:
- un buon numero di Fattorie al posto di metropoli;
- un buon numero di “Città” al posto di prigioni di cemento metropolitano;
- un buon numero di famiglie che negli agglomerari urbani e fuori di essi, nelle fattorie autosostenibili, si sostituiscano alle multinazionali nella conduzione di un Primario biologico e ricco di naturale biodiversità, sano. È importante che la residenza coincida con la fattoria stessa e che si tengano d’occhio coltivazioni e armenti;
- un certo rapporto di Interdipendenza economico-informativa tra cellule territoriali autosufficienti;
- una Riduzione drastica di fattori socio-climatici anomali, dipendenti da pratiche di sviluppo improprio, ivi compresa l’esplosione demografica nei paesi a basso livello culturale o con religiosità opprimenti [link];
- un deciso ridimensionamento dell’uso del denaro come modulo di riferimento dell’economia; e questo per i seguenti motivi:
la carta moneta in circolazione è sempre meno lo specchio del benessere, in quanto il valore nominale e quello reale, coniugato al relativo PIL legato al saccheggio di risorse ambientali perpetuato per ottenerlo, appaiono sempre più come parametri totalmente disgiunti dai livelli di entropia man mano più esponenziali che la società industriale produce.
Un ritorno sistemico al Primario ed all’Artigianato, parcellizzati, affiancati ad un sistema industriale basato su nanocellulose, Idrogeno, fusione fredda, onde elettromagnetiche e quant’altro è in via di sperimentazione, non interromperebbe la crescita di entropia ma la confinerebbe in un range di valori prossimi a quelli naturali, accettabili.

Di seguito si evidenzia schematicamente un esempio di triangolazione del baratto in rete; e ciò come antidoto al potere dittatoriale rappresentato da denaro e finanza mondiale per lo scambio di merci:


1) LA FATTORIA Q
- CERCA un servizio di Murano dell’Ottocento;
- OFFRE un trattore Same da 100 Cv;
- inoltre, come valori frazionabili di qualità (per il problema del resto), produce e dispone di 1.300 l di olio di oliva, 350 l di vino, 1.300 Kg di riso Basmati integrale, denaro eventualmente a disposizione: 5.600 €.

2) L’UTENTE H (cittadino)
- OFFRE ll servizio di Murano dell’Ottocento;
- CERCA due sintetizzatori Minimoog;
- inoltre, come valori frazionabili di qualità (per il problema del resto) dispone di 65 Kg di miele (acquistate da altra fattoria), denaro eventualmente a disposizione: 78.000 €.

3) LA FATTORIA W
- OFFRE due sintetizzatori Minimoog;
- CERCA un trattore Same 100 Cv;
- inoltre come valori frazionabili di qualità (per il problema del resto) produce e dispone di 5.600 Kg di grano, 6.500 Kg di soia, 250 prosciutti con pezzame medio da 5 Kg, denaro eventualmente a disposizione: 59.000 €.

La triangolazione dello schema in alto si amplia a livello globale, espandendosi a tutti gli utenti interessati a barattare generi analoghi a quelli fondamentali richiesti dai tre operatori principali già descritti. Gli stessi beni vengono evidenziati in graduatorie decrescenti che risentono dell'effetto dell'allontanamento progressivo dai parametri richiesti dalla transazione fondamentale (valore, marca, anno di costruzione, distanza e, nel caso di alimenti: scadenza, varietà', luogo di produzione, anni di invecchiamento, etc.)
La triangolazione espansa del baratto in rete segue lo schema riportato in basso:

La scelta finale delle transazioni spetta agli utenti interessati.

La triangolazione avviene rapidamente grazie ai portali dedicati ed alla velocità di calcolo dei motori di ricerca; gli utenti iscritti sul portale hanno tracciabilità e valutazione di affidabilità verificabili; organi di controllo efficaci garantiranno sempre di più gli scambi.
Il valore delle merci può essere quantificato in denaro o in beni di qualità e prima necessità: olio, vino, miele, grano, etc.
Il sistema informatico sarà programmato in modo da fornire una elencazione gerarchica di indicatori salienti riguardo la convenienza degli scambi. Gli utenti possibilmente coinvolti alla triangolazione vengono elencati in base a caratteristiche opportunamente disposte dall’operatore, il quale esegue una selezione cronologica delle opportunità di baratto in base al rating delle persone coinvolte, alla distanza delle merci, al periodo di produzione o di scadenza degli alimenti, alla quantità di denaro o altri beni messi a disposizione come resto ed alla tipologia di alimento desiderata.
Può così essere auspicabile uno scenario futuro in cui la triangolazione divenga pratica diffusa; molti parametri di tipicità, al momento inesistenti, prenderebbero forma quasi dal nulla.
Coltivazioni e prodotti DOC, identificabili per tipologia, fattoria di provenienza, qualità della terra, luogo geografico, diverrebbero peculiarità importanti e caratteristiche di molteplicità, utili nella commercializzazione delle merci.
Una mia considerazione finale riguardo al capitolo:
“Fame – soldi – cibo”: questa è la storia delle civiltà;
“Fame – ambiente – cibo”: questo è il futuro della civiltà.

 

CAPITOLO 3

Negentropia del Sistema

Il Secondo Principio della Termodinamica è la nostra spada di Damocle, sempre più incombente, si ripropone costantemente alla considerazione di chi lo valuta; l’Entropia è in ascesa esponenziale nell’ambiente, Le cause di questo aumento coincidono sostanzialmente con le attività umane legate al nostro divenire sempre più asserviti ad un cieco sfruttamento delle risorse.
Ormai è chiaro anche all’uomo medio: il nostro modo di configurarci sul pianeta sta provocando non solo l’estinzione accelerata delle specie che ci stanno accanto ma anche della stessa umanità, intesa sia moralmente che fisicamente e ciò in quanto l’abitante della metropoli è da tempo diagnosticato come una persona psichicamente disagiata, in cui sono presenti disturbi legati alla mancanza di equilibrio naturale nel suo stile di vita. Le metropoli stesse “bruciano” terreno agrario, sterilizzando la Terra ad un ritmo insostenibile; questo innescherà processi di modifica ambientale sostanziali, noi esseri umani potremmo essere scartati dal sistema dinamico che prima o poi emergerà, sostituendosi a quello attuale; la fisica degli spaghetti insegna: un sistema fisico, che può essere espresso dall’interazione di uno spaghetto crudo con lo strumento di misura rappresentato dalle nostre mani, implica la realtà di una rottura dello stesso spaghetto in un punto assolutamente imprevedibile (Massimiliano Sassoli de Bianchi: Heisenberg e la fisica degli spaghetti).
Tra l’altro, dobbiamo considerare che sostanziali cambiamenti climatici provocati dal nostro comportamento, potranno provocare esodi di popolazioni in altre zone del pianeta… ma le piante non possono trasferirsi.. ed il loro futuro è anche il nostro.
È importante correggerci ed adeguarci alla bisogna; non ci mancano le risorse per affrontare questa metamorfosi comportamentale; la stessa richiede, vista la velocità delle trasformazioni ambientali in atto, una certa solerzia e notevole condivisione. La pratica suicida di immettere disordine nell’ambiente, specie attraverso i combustibili fossili va assolutamente ridimensionata, non necessariamente cancellata; sarebbe immotivato ed estremista il voler stigmatizzarne l’uso assoluto; a questo punto, per rimanere coerenti con questa intransigenza, toccherebbe disperarsi anche per le eruzioni vulcaniche o per gli incendi boschivi; no, il pianeta non esige sterili comportamenti impeccabili da parte dei suoi ospiti, ma detesta gli abusi.
Una equilibrata riserva nei confronti di una dottrina ambientale integralista riguarda anche l’uso del denaro, che è uno strumento molto comodo per gli scambi; ma solo se usato con parsimonia e unitamente ad altri beni o sistemi di baratto.
È molto bello il riferimento ad una famosa considerazione di San Giovanni Bosco, che paragona i soldi al letame: “poco, fa bene; tanto, brucia le piante”.
In generale, ritengo si possa auspicare con un certo ottimismo il cambio di paradigma riguardo la nostra interazione col sistema Terra, creato per ospitarci; è importante però chiarire e diffondere bene alcuni concetti basilari, tesi a motivare le persone al cambiamento comportamentale; mi riferisco ad una coscienziosa e diffusa valutazione della realtà che condividiamo e all’osservazione di un’ altra realtà possibile, che potremmo coltivare da persone sensibili e prossime attraverso semplice coerenza tra buon senso e tecnologie sostenibili.
Si consideri a tal fine quanto di seguito esposto:
All’opposto dell’Entropia, in continua crescita nell’universo, la quantità di Sintropia o Entropia negativa è, in modo paradossale, direttamente proporzionale alla quantità di vita presente in un intorno ambientale; cos’è la vita? Possiamo provare a definirla come la “Proprietà emergente di una creatura”. Nel processo di sviluppo di qualsiasi forma di vita non c’è aumento di disordine; un bambino che cresce, esprime una continua evoluzione armonica che lo modifica in modo sempre più equilibrato.
Lo stesso principio può essere esteso a tutti i sistemi biologici.
L’uomo rappresenta però il traguardo finale delle forme viventi; si sublima nella configurazione ottimale dell’anatomia; ciò è necessario affinché la materia divenga cosciente di Essere (per chi volesse interessarsi all’argomento, può integrarlo trovando riferimenti analoghi sulla voce: “Principio Antropico”).
Si è da tempo giunti alla considerazione, fisica e filosofica, che sia proprio la coscienza il direttore d’orchestra in grado di indicare alla materia-energia come comportarsi per divenire, come corpo umano, l’interfaccia ideale tra la stessa coscienza e l’arena Terra. Mirabile a questo riguardo è la interpretazione di David Bohm, che ha, nella formalizzazione del Potenziale Quantico (Onda Pilota), una ispirata visione dell'interazione tra Coscienza e Materia/Energia.

“Esistenza di dinamiche similmentali di origine non umana” (D. Aerts)

Mi chiedo se possiamo auspicarci per il futuro prossimo la sublimazione del corpo al posto della morte; ciò è contenuto nel mistero della Sindone.
Riguardo all’arena del gioco che ci coinvolge, è universale chiedersi:
dove è localizzata la vita?
Sicuramente sul Pianeta Terra.

E, forse, da qualche altra parte nell’universo; stiamo cercando, anche se questa ricerca, effettuata con leviatanici capitali, non mi sembra proprio cristallina nelle sue finalità.
Ho sentito parecchi scienziati denigrare il ruolo cosciente della Terra, per descriverla invece come un pianetino marginale di uno sperduto sistema solare; e ciò, nonostante la stessa Terra possegga stupefacenti interazioni intelligenti. Questo è disdicevole, perché, a ben considerare, l’universo appare troppo piccolo per poter generare casualmente un meccanismo di imperscrutabile complessità come il pianeta Gaia.
Sarebbe come ostinarsi a ricercare tra gli infiniti ciottoli di una spiaggia, un sasso che, in modo assolutamente imprevedibile, la natura avesse sagomato esattamente come un orologio, perfettamente funzionante.
In realtà, la possibilità che la Terra provenga da una combinazione fortuita è enormemente più improbabile rispetto a quella dell’orologio generato tra i ciottoli. Questo non vuol dire che non possa esistere un altro pianeta dove i suoi abitanti pesino quanto spingano, anzi, mi piace pensare alla frase del Padre Nostro: “Sia fatta la tua volontà così in cielo come in terra”, non posso però riferirmi alla casualità, bensì alla coscienza, che per gli scienziati atei (70%) rappresenta una realtà tanto materialista quanto metafisica e per un credente, quale io sono, la volontà di Dio (libertà creaturale docet).
Da un punto di vista formale l’argomento può essere osservato anche attraverso la famosa relazione di Einstein tra massa ed energia ma estesa alla quantità di moto.
Cioè dalla relatività ristretta, così espressa: E^2=m^2c^4+p^2c^2
Da questa equazione quadratica si ottengono due soluzioni: +- E.
Una energia negativa accompagnerebbe l'implicazione che il tempo possa anche scorrere all'inverso.
Ma andiamo con ordine:
Nella fisica classica si esprime l'energia cinetica con la formula E=1/2mv^2
questa relazione esprime il lavoro che una forza deve esercitare per portare un punto materiale dalla velocità 0 rispetto ad un osservatore, alla velocità v; quindi il lavoro che va fatto da una forza su questo punto materiale per portarlo dalla quiete alla velocità v, rispetto a quell'osservatore, è 1/2mv^2.
Se il corpo rimane in quiete questo lavoro è 0.
In 1/2mv^2 diventa 0 se v è 0 - quindi l'energia cinetica in un contesto classico si annulla se la velocità del corpo è 0; il corpo non ha movimento rispetto a quell'osservatore e quindi la sua energia cinetica nel sistema solidale con quell'osservatore è 0.
Nella relatività ristretta, il tempo diventa una quarta coordinata dello spazio:
E=mc^2
Se si ha un punto materiale in quiete nello spazio, però quel punto materiale è sempre in movimento nel tempo, perché esiste come oggetto persistente in un intervallo di tempo. Quindi, il punto materiale in oggetto, considerato in un intervallo di tempo, è una linea.
Detta linea, descritta dal punto materiale nel tempo, ha due estremi, che sono gli estremi dell'intervallo cronologico che si sta considerando.
Quindi, il movimento in relatività, a differenza della fisica classica, non sparisce mai. Anche quando un corpo è in quiete rispetto ad un osservatore, è in moto comunque nella direzione temporale.
Il concetto di energia cinetica resta lo stesso tanto in relatività quanto in fisica classica, preesistente.
Cos'è mc^2 che da l'energia residua che un corpo ha quando è in quiete?
Che è la sua energia cinetica di movimento nel tempo?
È il lavoro che bisogna fare su un corpo in quiete nel tempo, cioè che non esiste, per metterlo in movimento nel tempo, cioè per farlo esistere.
Viceversa, è il lavoro di resistenza che bisogna fare su un corpo in movimento nel tempo, cioè che esiste, per metterlo in quiete nel tempo, cioè per non farlo esistere più.
In altri termini, è il lavoro che bisogna fare per creare quel punto materiale o per annichilarlo, per distruggerlo, per farlo sparire.
Ai tempi di Einstein questa cosa non fu capita perché a quei tempi, nel 1905, gli unici corpi di cui si aveva conoscenza erano i corpi fisici macroscopici, cioè quelli di cui abbiamo esperienza quotidiana; che certamente non compaiono dal nulla e non scompaiono nel nulla. La cosa divenne chiara solo molti anni dopo, quando si studiarono le particelle elementari; perché invece le stesse fanno proprio questo; le particelle elementari possono apparire in quelli che si chiamano eventi di interazione, dove vengono create e possono sparire in altri eventi di interazione, dove vengono annichilate, distrutte.
Allora, la cosiddetta energia di quiete della particella, è proprio l'energia minima che è necessaria per la creazione di quella particella, in un vertice di interazione, oppure l'energia che viene rilasciata dall'annichilazione di quella particella in un vertice di interazione.
Il significato di E=mc^2 è questo e ciò apre ovviamente nuove prospettive che nella fisica classica non erano ovviamente intuibili.
La trasmutazione delle particelle era inconcepibile nella fisica classica; diventa concepibile in questo nuovo quadro, reso possibile dalla relatività di Einstein.
E^2=m^2c^4+p^2c^2
Secondo l'algebra di Dirac, questo è il contributo a E^2 che deriva dal movimento.
Mentre m^2c^4 è la parte che si lega al movimento nel tempo, quindi alla semplice esistenza fisica del punto materiale; p^2c^2 è la parte dell'energia cinetica che è legata al suo movimento nelle coordinate spaziali, cioè proprio movimento come viene comunemente inteso, infatti p, la quantità di moto, si azzera quando il corpo è fermo.
L'equazione E^2=m^2c^4+p^2c^2 ha come soluzioni +- E
-E implica che il tempo scorra all'inverso,
anche se è più corretto dire che il tempo stesso è immoto ed è la realtà a scorrere all’inverso.
Soluzioni ad energia negativa sono presenti anche nell’equazione relativistica di Dirac e descrivono le particelle di antimateria.
Ciò è molto affascinante e implica la parzialità del Terzo Principio della Dinamica di Newton. Azione e Reazione, viste come principio di causa ed effetto, non sarebbero più il cardine delle trasformazioni nell’universo ma appare più evoluto affiancarle al principio, sintropico, della causa futura che genera un effetto mirato a configurarla: Terra per la Vita nel nostro caso particolare; in questa realtà, così allargata, il posto per il metodo scientifico si restringe ed acquisiscono sempre più valore le anomalie (Padre Pio, Natuzza Evolo ed altre).
Il connubio Entropia - Negentropia confermerebbe ancora una volta l’atemporalità della coscienza e la sua intelligenza; chiarirebbe, una volta per tutte, la malafede della maggior parte degli scienziati, colpevoli di aver viziato la scienza ufficiale nel verso di un dogmatico rifiuto di tutto ciò che allontani dal materialismo più bieco.
Del resto, basta effettuare una breve panoramica in rete per rendersi conto di come la correlazione quantistica e il fenomeno dell’entanglement siano realtà universali rispetto allo spazio tempo così come noi lo consideriamo nei sistemi macroscopici, gli stessi sistemi macroscopici però posseggono un senso che è racchiuso nel significato intimo della materia, miliardi di ordini di grandezza più in basso. Si sta considerando con sempre maggiore attenzione la ricerca di un “ponte” tra fisica subatomica e meccanica classica, secondo diversi insigni scienziati rappresentato da acqua, idrogeno, microtubuli neuronali, Carbonio7, o altro; non c’è nulla di definitivo ma esiste la fiduciosa consapevolezza di risultati futuri, i computer quantistici, ancora primordiali ma basati sulla teoria dell’informazione quantistica, dimostrano la realtà totale di questi concetti.
Se la scienza rappresenta il nostro sesto senso, col quale espandiamo la la nostra percezione della realtà, potrà allora una scienza avanzata nel misticismo permetterci bilocazioni ed effetto tunneling così come avviene, ad es., nell’interpretazione a molti mondi della fisica quantistica? Sappiamo che questi fenomeni nel macrocosmo sono probabili, ma non riproducibili scientificamente; riguardano personaggi dotati di grande e particolare spiritualità.
L’implementazione di un ambiente light city si ripropone anche di gettare le basi ad una evoluzione in tal senso, innanzitutto partendo da una maggiore armonia tra uomini e ambiente; la crescita di verde è direttamente proporzionale all’aumento di negentropia che coinvolge tutto l’intorno ambientale. Io stesso verificai su cartografie storiche in una ricerca al Politecnico di Milano negli anni ‘80, come l’applicazione dell’indice di fabbricabilità 0,03 mc/mq implichi maggiore ubertosità dei suoli rispetto al loro abbandono antropico o, all’opposto, all’applicazione di un indice di fabbricabilità superiore che, si osserva, tende a sterilizzare il terreno; ricordo a chi legge che una migliore vegetazione implica, come effetto finale, migliore albedo.
Mi sembra doveroso dare spazio in questo capitolo alla figura del matematico italiano Luigi Fantappiè che, per la sua genialità ed i suoi altissimi meriti entrò a far parte, invitato da Robert Oppenheimer, dell’Istitute for Advanced Study di Princeton, a fianco di Kurt Godel, Einstein, John von Newmann, John Wheeler, tanto per citare solo qualche nome.
Quando Fantappiè, con i suoi studi sulla Sintropia, boicottò la versione “politica” della relatività ristretta (E=mc^2), in quanto la stessa, secondo lo scienziato italiano, ometteva la possibilità che la vita provenisse dalla realtà futura, allora fu isolato e smontato professionalmente, reo di aver creato commistione tra scienza e fede, nonché di aver messo in discussione il principio materialista della causa-effetto. Ancora oggi la figura di questo grande matematico, non inferiore come prestigio a Fermi, è messa in ombra; addirittura è verificabile il giudizio tagliente e sbrigativo su di lui da parte del sito MATEpristem dell’università Bocconi, alla voce Luigi Fantaippè dice: “…Lasciò un centinaio di lavori di cui il più notevole è un’ampia memoria sui funzionali analitici, fondata su un geniale trasporto della formula fondamentale di Cauchy dal calcolo delle funzioni di variabile complessa a quello funzionale. Negli ultimi anni si occupò pure di questioni scientifico-filosofiche (relatività finale) ma con esiti discutibili” [link].
Nonostante Einstein avesse impiegato buona parte del suo pensiero per ricercare un’unica legge del tutto, nel caso della relatività ristretta si contraddisse parecchio, rese monca la famosa relazione dell’energia, ignorando la massa relativistica e considerando i corpi a riposo, fu costretto però ad integrarla con la quantità di moto p che produce l’energia p^2c^2 quando nel 1924 Wolfgang Pauli scoprì che lo spin degli elettroni è prossimo alla velocità della luce.
Ma matematica e fisica non sono discipline che permettano politiche di convenienza.
Del resto Fantappiè non fu il solo insigne scienziato ad occuparsi di Sintropia; il ben più famoso Erwin Schroedinger (premio Nobel per la Fisica), attraverso i suoi studi sul legame tra Negentropia e Vita, creò le basi per la scoperta del DNA.
Lo scienziato austriaco descrisse i processi di entropia negativa come realtà programmate nel futuro in grado di creare oasi di Negentropia in evoluzione simbiotica dal passato; ricordo a chi legge che le prove laboratoriali in tal senso esistono e riguardano l’esperimento avanzato della doppia fenditura, in cui l’osservatore, posto tra fenditure e schermo, osservando la natura ondulatoria di un elettrone solo dopo che l’interferenza dello stesso ha superato le fenditure, la cambia, da ondulatoria in corpuscolare, fin nella realtà passata, indietro cronologicamente.
Lo stesso fenomeno dell’entanglement ci suggerisce quanto il nostro concetto di realtà temporale non rappresenti che un sottoinsieme dell’Uno che ci contiene.
La vita, secondo Schroedinger, è una emergenza anomala rispetto al resto della materia, è in grado di invertire la freccia dell’entropia; non per questo apparirebbe violato il Secondo Principio della Termodinamica; semplicemente, la vita stessa, assorbendo entropia negativa dall’ambiente sotto forma di cibo, ma aggiungerei anche ossigeno, acqua e.. spiritualità, rilascia poi entropia come fase finale del processo metabolico; una volta utilizzati e trasformati chimicamente, gli elementi assunti e disordinati, tornano all’ambiente, rispettando così il bilancio termodinamico.
È da considerarsi tuttavia come, nel ciclo biologico, anche la quantità di entropia rilasciata sotto forma di prodotto di scarto dagli organismi, divenga a sua volta cibo per altre forme di vita, come, ad es., l’anidride carbonica per le piante; si innesta così un riciclo vantaggioso di portata simil eterna; basti considerare un prato; sullo stesso possono alternarsi per millenni innumerevoli forme di vita interagenti, senza che particolari effetti di disordine siano manifesti in modo ridondante. In pratica, se si osserva la natura, non si percepisce una dominanza di morte; ma di vita, perennemente; ciò rappresenta esattamente l’opposto del nostro disastroso modello di sviluppo industriale.
La Terra e la Vita che porta in seno hanno come attrici proprio quelle sostanze paradossalmente presenti in rapporti ed emergenze uniche solo sul nostro pianeta, fino a prova contraria.
La scienza della complessità, figure premi Nobel come Ilya Prigogine e Murray Gell-Mann, ci hanno aiutato a comprendere i meccanismi delle strutture dissipative, in grado, nel corso della vita, di individuare nella stessa un fenomeno isolato o comunque raro a scala universale.
Ciò è sicuramente enigmatico ed affascinante e ci suggerisce un assoluto rispetto per la madre Terra in quanto creatura ed unico posto dove possiamo vivere e riprodurci mantenendo il nostro equilibrio e la nostra simmetria dinamica.
Potrei considerare diretta ed efficace la coerenza del modello Light city con le valutazioni scientifico-filosofiche appena esposte in questo capitolo, tuttavia non vorrei che ci si basasse, in generale, su aspetti che potrebbero essere interpretati come parziali o faziosi; le motivazioni che mi inducono a proporre il modello che suggerisco travalicano la trattazione termodinamica o quantistica e comprendono realtà di carattere interdisciplinare, convergenti verso scelte sistemiche di tipo comportamentale, economico, strutturale, urbanistico e sociale. È l’emergenza disciplinare e metafisica a racchiudere la verità che tutti noi ricerchiamo. Concludendo, la competizione tra i sistemi urbani e l’agricoltura per l’uso della risorsa suolo è ormai fondamentale si trasformi in interazione e perda l’aspetto di un conflitto tra antagonisti. L’individuazione sia delle problematiche emergenti, evidenti alla luce del sole, che di una riconfigurazione opportuna del futuro nostro habitat, non potranno che portarci verso l’abbandono di molti modelli ormai viziati, legati in modo cronico alle tipologie di sviluppo improprio che stiamo soffrendo; il fine è rendere ubertoso il pianeta, a parte l’intuito che ci porta in quel senso, abbiamo evidenti prove che più vita crea ancora più vita.
La conversione agrario-informatica dell’umanità futura, basata su una pratica ambientale diretta nonché su connessione energetica globale, fornirà cibo di qualità alle persone, che parallelamente alle attività primarie si dedicheranno ai servizi in rete ed al secondario biologico; l’utilizzo di nanotecnologie e nanocellulose renderà sempre più immacolato l’ambiente; è bello pensare ad un cruscotto d’auto realizzato con nanocellulose ed abbandonato in un campo che lentamente si decompone divenendo concime così come un buccia di banana. Un modello di vita siffatto, in cui le code e il traffico resteranno solo un ricordo, non potrà che tradursi in qualità e quantità di vita: le famiglie potranno realizzare una selezione alimentare di alto livello energetico, tanto autonoma quanto naturale. Si combatterà così il degrado ambientale, pilotato dalla finanza mondiale attraverso l’economia del carbonio ad entropia in crescita esponenziale; land grabbing, cementificazione, OGM, pesticidi, alti costi di trasformazione e distribuzione di cibo sempre più caro e sempre più scadente è fondamentale diventino mostruosità appartenenti alla storia passata [link].

Fame – soldi – cibo: questa è la storia delle civiltà
Fame – ambiente – cibo: questo è il futuro della civiltà

 

CAPITOLO 4

Ipotesi di attuazioni economiche del modello

Sarebbe veramente arduo ed anche pretenzioso tentare di individuare un sistema economico ideale adatto a modificare globalmente l’urbanistica mondiale nel verso del modello in oggetto.
Tuttavia posso proporre un ventaglio di soluzioni che potrebbero risultare efficaci, anche attraverso la permutazione o la modifica delle fasi da seguire per la sequenza delle operazioni di trasformazione territoriale. Il riferimento all'Economia Keinesiana ritengo sia quanto mai attuale ed efficace nella auspicabile metamorfosi strutturale proposta da Light City.
Il caso Sicilia: procedura di attuazione
Il territorio siciliano è caratterizzato da una fascia litoranea fertilissima e pianeggiante, larga mediamente qualche centinaio di metri, un tempo la stessa era parzialmente evitata dalla popolazione in quanto acquitrinosa e malarica.
Durante il periodo fascista fu bonificata.
Ne conseguì una intensa attività agricola ed industriale; l’industria stessa viene concepita dai siciliani prettamente come edilizia.
L’edilizia residenziale e la politica delle raffinerie, durante quest’ultimo mezzo secolo, hanno spezzato il diaframma d’equilibrio ambientale ed hanno devastato la bellezza e la preziosità dei suoli alluvionali costieri; la metropoii siciliana coincide col periplo costiero dell’isola.
Non si può dire che questo processo di distruzione delle risorse ambientali sia stato solo un fenomeno locale; dovunque è così, solo che la Sicilia è un’isola unica e la superficialità con cui ne è stato pianificato il territorio è doppiamente colpevole.
Il processo di risanamento delle cementificazioni fino ad oggi effettuate è imperniato sulla inutilità e dannosità di gran parte degli edifici realizzati; gli stessi, specie condomini insistenti nelle aree periferiche delle città litoranee siciliane, cominciano a divenire fatiscenti e rendono il paesaggio urbano assolutamente angoscioso col risultato opposto a quello per cui erano stati costruiti: fanno scappare turisti, residenti e pendolari.
Così come nel resto del mondo, la presenza fisica delle persone in una metropoli non è più necessaria , visto il trasferimento d’energia, possibile con la interattività; e ciò fino al 90% della totalità dei servizi.
D’altro canto, la mano d’opera industriale nella regione è molto limitata; non ci sono, a parte le raffinerie, grandi industrie. A parte questo, gli addetti nel settore industriale sono in gran parte sostituiti da hardware e software.

Ipotesi 1

Lo Stato individua e gestisce attraverso la Pianificazione Territoriale le aree da destinare al sistema di sviluppo Light city, dando la possibilità, a chi ne abbia interesse, di acquistare ad un prezzo molto accessibile un terreno, per lo più non costiero, in cui realizzare una fattoria sostenibile. Le spese per il privato si aggireranno globalmente, tra terreno e fattoria, a quelle per un appartamento in un condominio metropolitano.
Vengono creati alla bisogna dal Ministero per l’Agricoltura enti preposti alla decostruzione, simili all’E.S.A ad es., o all’Opera Sila dei tempi di De Gasperi, che si occuperebbero degli abbattimenti degli edifici metropolitani individuati come rottamabili, del ricompostaggio dei suoli riottenuti e delle costruzioni nei greens (villaggi light city).
Il basso impatto finanziario a carico degli acquirenti dei terreni greens è auspicabile attraverso alcuni meccanismi legislativi possibili; il pianificatore pubblico individua le aree omogenee di tipo light city su territori il cui valore di mercato è particolarmente basso: l’interno dell’isola, da un paio di chilometri in poi dal mare, ha un valore medio di circa un euro/m^2.
Su questo ambito si delimitano le zone d’intervento residenziale sostenibile, i villaggi (green) light city.
Il proprietario del terreno agricolo ove è stata individuata l’area di intervento non è obbligato a vendere la sua proprietà allo Stato, nel caso in cui lo faccia, il valore del fondo destinato al villaggio verrà acquistato al doppio del valore di mercato ma lo stesso valore rimarrà vincolato per gli anni a seguire ed incrementato solo attraverso scatti ISTAT, ciò eviterà speculazioni sullo stesso e nelle aree green limitrofe.
Da una indagine da me effettuata, la maggior parte dei proprietari dei terreni interni sarebbe disponibile alla vendita a questi prezzi.
L’intermediario tra proprietario ed acquirente del fondo sarebbe quindi lo Stato, che garantirebbe equità e trasparenza nelle transazioni.
Gli immobili in seguito realizzati nei villaggi light city, con indice 0,06mc/mq a tipologia a palificata, senza asportazione di humus, non sarebbero, per i primi venti anni, soggetti ad alcuna tassazione, inoltre dovrebbe essere concessa la facoltà di edificare magazzini, piccoli opifici, foresterie o altro con strutture precarie, senza l’asportazione del cappellaccio del terreno; questo tipo di strutture non rientrerebbe nell’indice indicato.
Il lotto minimo vendibile/acquistabile è ½ ettaro, il massimo due ettari.
Il tipo di edilizia realizzata nei greens potrà essere inserita nell’ambito della edilizia convenzionata, con aiuti pubblici.
Come lo Stato potrà far fronte a queste spese?
Ricordo che Roosvelt, durante la Grande Depressione, si basò proprio sul New Deal per risollevare l’economia americana, vero è che le migliori condizioni sociali, che di fatto ottenne, non risolsero i guai finanziari, che furono solo rimandati, però fu una politica temporaneamente vincente: in effetti la crisi si superò sostanzialmente con la seconda guerra mondiale; non vi è altro modo nel sistema capitalistico per risolvere il paradosso Finanza - Debito – PIL - Ambiente.
Nel caso in oggetto lo Stato non scommetterebbe il proprio futuro su economie industriali a forte tasso di entropia, ma investirebbe in vita.
I costi dell’implementazione del modello verrebbero ripagati da una risposta che si articola nel tempo, attraverso la cura del territorio, oggi profondamente compromesso.
Molte spese possono essere ridotte, ad es., sfruttando e potenziando infrastrutture già esistenti, reti elettriche che servono vecchi borghi o contrade, dotate, anche se parzialmente, di opere di urbanizzazione primaria e secondaria.
Non vorrei essere retorico ma penso si debba considerare l’enorme quantità di denaro versata tutt’oggi dai contribuenti per tasse ed imposte che viene perduta nei meandri della corruzione politica.
Un tipo di investimento del genere, avrebbe un grande ritorno, in grado di giustificare ampiamente i sacrifici dei contribuenti, in questo caso il coscienzioso utilizzo di denaro pubblico sarebbe verificabile alla luce del sole.
La produzione biologica parcellizzata, la tipicità dei prodotti, la loro grande qualità, la autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, innescherebbero un volano economico che rilancerebbe l’economia sia del turismo gastronomico che del turismo in generale, rivitalizzato inoltre dal ridimensionamento delle città e dalla valorizzazione del patrimonio ambientale ed archeologico. L’esportazione di prodotti tipici, di un manifatturiero hardware e software, raffinato e variegato, renderebbe tipica e viva l’economia, sottraendola così alla dominanza della globalizzazione. Il concetto ipocrita di “libero mercato” ha innescato la crisi che stiamo soffrendo: una spirale di criminalità organizzata dalla finanza mondiale, basata su prodotti realizzati illegalmente all’interno di paesi retti dalla tirannide attraverso l’interazione multinazionali / governi corrotti, utilizza la schiavitù, viola i diritti umani e dei lavoratori, distruggendo così i risultati di umanità duramente raggiunti delle lotte sociali che hanno reso civili gli altri paesi.
In ogni caso l’impianto territoriale light city renderebbe innanzitutto libere le famiglie dalla sudditanza del denaro per l’acquisizione di cibo.

Quanto finora espresso può non essere applicabile all’esterno della Sicilia; tanto per fare un esempio, in Inghilterra non c’è divario di prezzi tra terreni interni e costieri.
Ciò che conta è il riequilibrio territoriale; non sta a me ma alle politiche statali trovare il corretto metodo di implementazione del modello, applicandolo col sistema più adeguato e flessibile.

Ipotesi 2

I privati si organizzano in cooperative ed acquisiscono i terreni light city, comunque individuati dai piani territoriali.
Lo Stato resta garante della compravendita e impedisce possibili bolle speculative. Le cooperative organizzano la decostruzione e si impegnano ad individuare i fabbricati da demolire e ricostruire nei greens e ad organizzare, d’accordo con propietari ed inquilini, il trasferimento delle famiglie; loro è il compito di reperire terreni di profondità ma a basse percentuali di argille gialle, rosse e blu, al fine di utilizzarli per la messa a dimora ed il compostaggio, non possono essere utilizzati terreni di superficie con humus in quanto così facendo non si farebbe che spostare il problema senza risolverlo; necessita invece riconquistare altro suolo agrario, deducibile dalle cementificazioni da rottamare.

Ipotesi 3

Imprese private attuano le decostruzioni. Dovrebbero essere previste agevolazioni statali per le quelle imprese che realizzeranno i villaggi attraverso la demolizione delle cementificazioni metropolitane e la rigenerazione dei suoli riconquistati col compostaggio. Restano congelati i parametri attuativi, i prezzi, le condizioni di permuta e quant’altro è già stato indicato nell’intervento pubblico o cooperativistico.

Ipotesi 4

Riguarda l’interazione tra gli operatori prima descritti; gli interventi da eseguirsi possono essere programmati e decisi nelle specifiche norme attuative, insieme alla realizzazione di PP e PPA relativi ad ogni green, correlati con preventivi di spesa ed utili. È consigliabile la predisposizione di PIP ambientali per una supervisione delle distribuzioni delle attività e dei servizi, preferibilmente nell’ambito di un certo range di flessibilità, riguardante accomodamenti o trasformazioni di destinazioni d’uso nel tempo, dovuti a cause emergenti durante l’articolazione delle attività tra i greens nonché all’interno di essi.

Ipotesi 5

Possibilità di permute tra terreni destinati a greens ed aree metropolitane da decostruire.

Spesso i terreni interni (siciliani, in particolare) a causa del basso valore unitario causato da poca domanda e grande offerta, non hanno subito radicali frazionamenti e così, dalla riforma agraria dei latifondi negli anni ‘50, grandi appezzamenti anche di 200 ettari ed oltre sono rimasti praticamente indivisi; è facile che si verifichi che un’area destinata a green (un green ha una superficie media programmata di circa 20 ettari) appartenga ad un unico proprietario; è così abbastanza facile organizzare, se le parti sono in accordo, una permuta tra il futuro green e l’area metropolitana corrispondente, sanata però dagli edifici in esubero.
Tanto il proprietario del green che gli ex abitanti metropolitani sarebbero aiutati finanziariamente e tecnicamente dalla partecipazione dello Stato nell’ambito della realizzazione delle opere di decostruzione ed adeguamento dei suoli.

Ipotesi 6

Sistema marxista – leninista...

 

CAPITOLO 5

Tipologie Light City

Il problema della distruzione dell’humus legato alla realizzazione delle fondazioni per gli edifici è stato affrontato in questo contesto e risolto virtualmente con l’ideazione di una tipologia edilizia opportuna, che non comprometta il cappellaccio vegetale del terreno, la stessa tipologia deve configurarsi in modo tale da limitare al massimo il suo impatto ambientale, deve esser coniugata al suolo senza interferire particolarmente sia con la sua naturale composizione (fondamentalmente rappresentata da sabbia, argilla e calcare + humus) che con la fotosintesi necessaria affinché lo stesso suolo sia in grado di continuare a supportare vita vegetale ed animale.
A parte le opzioni che riguardano bioarchitetture ideate attraverso soluzioni un po’ estreme come, ad es., le tipologie di case sugli alberi presenti con molteplici varianti sul mercato scandinavo e legate alla presenza di boschi di conifere ad alto fusto, il sistema universale a riguardo, proposto in Light City, è la casa fotovoltaica su palificata, con una altezza dei pali fuori terra non inferiore ai 5m. Per cui il primo piano calpestabile si troverà a più di 5m dal suolo, che non viene alterato.
Una simile altezza permette un ottimo irraggiamento del terreno sottostante l’edificio durante l’excursus solare nelle ore diurne, a patto che si rispetti, entro un raggio opportuno, la norma di non piantare alberi di alto fusto, che limiterebbero la già non completa illuminazione.
Inoltre, è opportuno realizzare scale ed ascensori sul prospetto nord e ciò sempre per ottenere il massimo apporto di luce .
Questo tipo di costruzione può essere completamente prefabbricata, con caratteristiche fotovoltaiche che riguardano tutti gli elementi costruttivi che lo compongono e che faranno parte della struttura esterna: tetto e prospetti.
L’impianto strutturale di palificazione, dotato di giunti in gomma, antisismici, sarà connesso al suolo mediante pali trivellati, con asportazione di terreno pari al volume del palo e ciò per evitare traumi da sbancamento per il suolo; l’unico problema sarà rappresentato dai materiali di risulta che si accumuleranno sopra il terreno durante le trivellazioni e che dovranno essere movimentati al temine dei lavori. L’edificio, una volta completato dovrebbe essere provvisto di un sistema di rivelazione antisismic [link].
Si consiglia una altezza massima di 13 m dal piano di campagna, con sistema duplex.

Tipologia Drop

È questa la tipologia preferibile, in quanto, a differenza della precedente, è completamente antisismica; usa infatti sistemi naturali come la sfera, l'impianto radicale e le celle esagonali dell'alveare.
La sfera verra' collegata al suolo da una colonna montante per permettere il passaggio di raggi solari necessari per la funzione clorofilliana della vegetazione sottostante.
Il sistema di ancoraggio del tronco cilindrico, analogo all'impianto radicale, potrà essere realizzato con polimeri plastici perché resistenti e non biodegradabili; le superfici ortogonali che formeranno pareti all'interno della sfera saranno costituite da strutture esagonali analoghe agli alveari. Realizzate con materiali naturali attraverso nanotecnologie che utilizzeranno nanocellulose, saranno strutture leggerissime e resistenti, tali da non rappresentare rischi nel caso di terremoti o crolli in genere.

Tipologie villaggi

Come anzidetto, i villaggi Light City hanno un’area totale compresa tra i 15 ed i 30 ettari; ognuno di loro può ospitare dalle 150 alle 600 persone.
Esempio: nei casi di fattoria con estensione di mezzo ettaro, si ha che 5.000 mq/0,06 mc/mq = 300 mc che corrispondono a 100 mq, tuttavia, nel caso dimostrabile di addetti aggiuntivi o agriturismo si prevede di realizzare un secondo edificio, senza asportazione di humus; in tal modo i residenti di una fattoria possono raggiungere il numero di dieci unità.

Caratteristiche dei greens

- I villaggi sono dotati di servizi per la comunità che vi risiede, ivi compresi, guardia medica, mensa, casa di riposo/scuola dell’infanzia nello stesso stabile, etc., per queste funzioni le tipologie edilizie si adeguano alla bisogna.
Gli stessi villaggi devono essere corredati da un chiaro regime delle acque, pianificato prima e sotto controllo durante l’esercizio delle attività agrarie.
le fattorie possono essere dotate di magazzini e laboratori ma sempre utilizzando strutture precarie.
- I greens sono basati all’interno della loro perimetrazione, sulla coltura intensiva; a seconda del luogo, la stessa riguarderà un range di prodotti tale da esser scambiato sia all’interno del green, che all’esterno; ciò attraverso mercati reali o triangolazioni informatiche tra greens stessi o tra greens e città riqualificate.
Sono presenti all’interno del green: impianti di frutteti, oliveti, orti, pollai acquicoltura, stalle, etc.
La rotazione delle colture intensive orticole potrà essere concordata in rete attraverso accordi tra i coloni.
Nelle grandi aree che formano il connettivo tra greens ed in cui sono presenti i collegamenti fisici e le linee elettriche si impianteranno invece le colture estensive: grano, mais, soia, riso etc, che saranno gestite prevalentemente dalla popolazione dei greens di pertinenza.
Sempre nel tessuto territoriale connettivo che fa da campo ai greens e sulle linee di comunicazione su gomma, saranno disposti i servizi e le infrastrutture che per la loro importanza implicano bacini di utenza di migliaia di persone: ospedali, istituti scolastici, aeroporti, stadi, aeroporti, dighe ed impianti a condotta forzata per la produzione di energia, istituti scientifici e di ricerca tecnologica, università etc.

Colture intensive e servizi base nel green - Colture estensive + servizi a grande bacino d’utenza tra i greens, nel tessuto connettivo territoriale.

- Si nominano organi di controllo responsabili dell’ecosistema di pertinenza al territorio in cui ricadono un certo numero di greens(si immagina un’area di intervento di circa 1000 ettari; gli stessi verificheranno: il regime delle acque, la possibile presenza di OGM, l’umanità con cui sono allevati gli animali, il rispetto di flora e fauna protette, la salvaguardia dei beni ambientali, di interesse storico – artistico, le sorgenti d’acqua, i boschi, la prevenzione incendi, le possibili fonti d’inquinamento di terra, acqua, aria.

- Lo stoccaggio energetico si prevede debba avvenire tramite idrogeno, tuttavia, vista la fertilità del campo tecnologico si auspicano integrazioni o nuove realtà energetiche.
Il trasferimento di energia avviene a livello globale attraverso reti elettriche ed elettroniche, che compensano, tramite software, ridondanze e deficit energetici riguardo ai KW prodotti dalle fonti rinnovabili; si sconsiglia l’uso eccessivo di WiFi e si raccomanda di limitare al massimo l’inquinamento elettromagnetico.
Le attività economiche in rete dei coloni avvengono parallelamente alle pratiche agro-pastorali, artigianali, manifatturiere e turistiche.

 

CAPITOLO 6

Bonifica dei deserti

L’indice agricolo di 0,03mc/mq risponde bene alle dinamiche agricolo/residenziali del modello Light city.
Lo stesso indice potrebbe essere anche alzato leggermente, visto che la tipologia “Drop”, cioè quel tipo di edificio infisso al terreno con un cilindro portante e con sfera abitativa, abbassa enormemente il consumo di suolo.
Nella periferia metropolitana, ormai bonificata dal cemento e rigenerata nei suoli, troveranno posto Greens sostenibili ed interattivi; i lotti di un ettaro o un acro saranno gestiti da singole famiglie che vivono su Drop.



Tuttavia gran parte della popolazione che era residente nella metropoli, per ovvi problemi di spazio sarà rivolta all’esterno, o sul resto del territorio esogeno alla metropoli, o sulle porzioni di deserto bonificato.
Ovviamente il trasferimento di coloni nei deserti rinverditi dovrà rappresentare una dinamica gestita dalle UN, d’accordo con i singoli Stati e con i coloni stessi; cioè con coloro che hanno scelto liberamente di abbandonare la metropoli.
Va detto a questo proposito, che gli edifici condominiali, così come qualsiasi altro manufatto, ha un tempo limitato di efficienza, dopo il quale viene rimesso in pristino; si tratterà quindi di ricostruirlo con un’altra tipologia ed in un altro luogo.
Gli abitanti delle periferie hanno quindi ben poco da perdere abbandonando il territorio cementificato per trasferirsi in una loro fattoria, autonoma e a dimensione umana.
I deserti rappresentano circa un terzo delle terre emerse e, tanto per fare un esempio calzante, Il Sahara, che è poco meno di dieci milioni di Km^2, se bonificato per un decimo della sua estensione e cioè per un milione di Km^2, potrebbe ospitare un miliardo di persone.
Infatti un milione di chilometri quadrati equivale a cento milioni di ettari; con una famiglia di dieci persone ad ettaro, si raggiungerebbero appunto un miliardo di presenze, non affollate, ma distribuite su spazi ampi per famiglia e su un territorio in grado di fornire prodotti biologici, wild ed allevamenti su erba.
Riguardo all’acqua necessaria per gestire questa epocale metamorfosi territoriale, potrà essere prelevata direttamente da sotto la sabbia, questa è la realtà di molti deserti sabbiosi; l’acqua si trova solo a qualche metro di profondità (Ricordo che la sabbia è l’elemento basilare per un buon terreno agricolo).
La attuale tecnologia permette anche di estrarla dissalata dal mare e dall’aria.
In linea di massima sono assolutamente contrario alle torri verdi dell’arch. Stefano Boeri, in quanto cementificano il suolo e provocano il ruscellamento delle acque piovane, proprio perchè gli stessi mastodonti di cemento armato rappresentano baluardi che non permettono alla pioggia di rigenerare le falde acquifere.
La terra per le colture che è distribuita sugli edifici di Boeri manca della continuità necessaria; il suolo deve stare al suo posto, sulla terra, non su stravaganti architetture che ignorano le dinamiche complesse della natura.
I Programmi Pluriennali di attuazione che configureranno l’esodo dalle metropoli e la metamorfosi delle stesse, dovrebbe avvenire per quartieri,o, al limite, per edifici.
Una volta risolta, d’accordo con le famiglie, la logistica da implementare, gli edifici verranno demoliti e parallelamente la popolazione si trasferirà spontaneamente nelle nuove residenze.
Nel caso le stesse residenze Drop siano previste all’interno di Greens, inglobati come agricoltura di prossimità nella metropoli, allora le famiglie destinate ad abitarli potranno trovare temporaneo domicilio in altri quartieri precedentemente abbandonati e dai quali la popolazione si è già trasferita all’esterno della città o nei deserti verdi; una volta risanato il quartiere di provenienza e dopo averlo trasformato in green, lo stesso verrà ripopolato dalle stesse persone e il quartiere del domicilio temporaneo demolito e quindi rigenerato in green a sua volta.
Sarà opportuno che queste dinamiche di trasformazione profonda del territorio vengano affidate completamente alla pubblica amministrazione e ciò per evitare le solite odiose speculazioni private.
Sempre per evitare speculazioni, i quartieri e i lotti di terreno che verranno coinvolti nella rigenerazione urbana e nella creazione di aree abitate di tipo Light City sui territori esogeni all’urbanizzato, dovrebbero essere assoggettati ad un regime di salvaguardia, con blocco della contrattazione privata.
Il valore di questi terreni dovrebbe essere fissato a quello precedente ogni pianificazione Light City, il prezzo di esproprio dovrebbe essere calcolato partendo dal valore di mercato precedente la pianificazione Light City e maggiorato secondo gli adeguamenti temporali ISTAT; il valore così ottenuto, moltiplicato per l’indice 1,5.
La bonifica dei deserti è attualmente una realtà in una decina di paesi al mondo; l’umanità si rende perfettamente conto delle potenzialità delle aree desertiche; le stesse ogni ventimila anni circa diventano spontaneamente verdi a causa dei lenti submovimenti terrestri (I cosiddetti cicli di Milankovitch); si tratta al momento attuale di implementare le condizioni per rigenerare artificialmente vita sulla sabbia dei deserti della Terra.
Personalmente ho sperimentato un rapido metodo per la creazione di vivai con alberi da frutto e non.
E’ un test che ho eseguito però su terreni alluvionali.
Per evitare l’irrigazione con impianti a goccia, pioggia o di altro genere, è sufficiente ricoprire con un cono di sabbia l’area di terreno in cui si diramano le radici della piantina appena messa a dimora, o posizionare lo stesso cono di sabbia anche sulla base di piante preesistenti.
Il cono sabbioso andrà a decrescere fino a raggiungere il fusto della pianta, a circa quaranta centimetri dal livello del terreno.
La sabbia evita che il sole inaridisca il suolo agrario che riveste le radici e così facendo l’umidità si manterrà quasi costante per tutto il periodo secco.
Conviene, magari saltuariamente, innaffiare occasionalmente, senza alterare il cono di sabbia.
A proposito della devastazione antropica del nostro pianeta, va accentato il fenomeno delle bugie on-line messe in moto dai media, circa possibili trasferimenti dell’umanità su altri corpi celesti.
In realtà l’osservazione scientifica, seria e non condizionata da speculazioni, ci dice, ripeto, che solo sulla Terra la nostra vita è possibile e ciò per una infinità di parametri.
Il nostro corpo, perfetta interfaccia tra coscienza ed ambiente, proviene dalla Terra, che è fatta per lo stesso.
E quando il rapporto tra corpo umano con la Terra si interrompe, per una frattura, o per una missione spaziale, o semplicemente per un cambio di quota; allora, nei casi più gravi, neanche la fisioterapia riesce a restituire la perfetta tonicità a muscoli, arti ed articolazioni, compromessi dalla discontinuità subita col pianeta madre
Sulla Terra, ricordo, Massa Gravitazionale e Massa Inerziale coincidono con la Forza Peso: pesiamo quanto spingiamo. Questa meraviglia è alla base della perfetta armonia del corpo umano; dalla Sezione Aurea al Setticlavio delle voci, le nostre manifestazioni sono possibili perché l’arena delle nostre libertà è la Terra, da nessuna altra parte saremmo come siamo; un trasferimento planetario sarebbe la nostra deformazione prima e la nostra estinzione subito dopo.
I deserti sulla Terra sono già un pianeta alternativo, ma quest’altro è già vivibile, perché è in un ambiente, perché ha la giusta atmosfera e la giusta biologia, perché ci segue da miliardi di anni e non ci ha mai tradito.
La diffusione di Light City comporterà così sia una ritrovata salute psicofisica per le persone che hanno abbandonato le metropoli, che il lento restauro ambientale del pianeta.
Una umanità liberata dal giogo del denaro e della competizione, prospererà libera nelle proprie interazioni e nel proprio ritrovato amore verso la più profonda tra le tecnologie conosciute: quella della vita.

Gaetano Maria Di Giorgio

“Light City (la nuova presenza)”